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Doha: come decidere che decideremo senza decidere niente

Ad inizio dicembre tutto il Mondo è stato con il fiato sospeso a guardare Doha, laddove stava avvenendo la Conferenza dell’ONU sul cambiamento climatico. Ebbene, tanta attesa si è dimostrata piuttosto vana.

Anzitutto, gli impegni di Kyoto, ovvero quelli che nella storica conferenza del 1997 si proponevano di incidere violentemente sui cambiamenti climatici considerando finalmente come una verità inconfutabile che fossero determinati dall’attività dell’uomo, sono stati prolungati sino al 2020. Ovvero: a Doha si è deciso che Kyoto varrà ancora altri otto anni. Come dire decidere oggi che la nostra auto acquistata nel 1997 sia ancora un gioiellino fiammante sufficiente a trasportarci in sicurezza. In pratica, questo corrisponde al mantenimento dell’obbligo, per i 37 paesi più industrializzati (tra i quali compaiono tutti e 27 i membri della UE), di ridurre le proprie emissioni di CO2. Nonostante il mantenimento di questo nuovo impegno, la UE non è comunque sembrata intenzionata a modificare il proprio target di diminuzione di gas serra (-20% entro il 2020), mentre i paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina – ovvero, il nuovo che avanza) non hanno dimostrato in alcun modo di voler partecipare alla riduzione delle emissioni, anche se contribuiscono in proporzioni esorbitanti al cumulo totali di miasmi che tramandiamo nell’atmosfera.

Dal punto di vista dei fondi, gli Stati Uniti non hanno preso impegni concreti per il periodo 2013 – 2020, mentre l’Unione Europea, come spesso le capita, è andata in ordine sparso: da soli, Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Svezia e Danimarca si son detti pronti a tirar fuori, di concerto con la Commissione europea, quasi 9 miliardi di dollari, ma gli altri stanno a guardare. Inoltre, ed è questo il passaggio forse più significativo, i delegati di Doha si sono detti consapevoli e convinti che un altro accordo globale debba essere stipulato e siglato entro e non oltre il 2015 (insomma, quella macchinetta acquistata nel 1997 – il protocollo di Kyoto – va cambiata allora?), e che dovrà avere caratteristiche stringenti per tutti gli stati. Inoltre, è stato richiesto un protocollo conoscitivo, una sorta di analisi, agli stati più industrializzati, da compiere entro il 2013, per configurare un piano di finanziamenti di almeno 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020. Insomma: si è deciso che prima o poi decideremo qualcosa.

Ora che siamo scampati dai Maya, non sarà il caso di interrogarci più seriamente su una fine del mondo ben più concreta che ci pende sul capo come una spada di Damocle?

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