Luglio 2014

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Giostra dell'Orso

LA GIOSTRA DELL’ORSO DI PISTOIA: STORIA, TRADIZIONE, PASSIONE!

PISTOIA

PISTOIA: ARTE, CULTURA, TRADIZIONE, FOLKLORE, BUONA CUCINA E SHOPPING!

 

Primavera: croce e delizia

 

La primavera è la stagione del perenne rinnovarsi della natura, il periodo dell’anno in cui la terra è disposta a “ricevere in sé la informazione de l’erbe e de li fiori”, come riportato nel Convivio di Dante Alighieri. “Primavera d’intorno/brilla nell’aria, e per li campi esulta,/ sì ch’a mirarla intenerisce il core”: è con questi versi che il Leopardi celebra il risveglio della natura.

La vivacità dei colori sfavillanti dei fiori che sbocciano e degli alberi che germogliano sembra contagiarci ed è, per molti di noi, fonte di piacevoli sensazioni. Tuttavia per alcun persone la vicinanza con alberi e piante può essere dannosa in quanto causa di una serie di sintomi molto fastidiosi: sono i soggetti allergici ai pollini. Allergia è un parola che deriva dal greco (allos = diverso ed érgon = effetto) e sintetizza la condizione di alcune persone che reagiscono in maniera anomala (“effetto diverso” appunto) a determinate sostanze estranee. Nel corso della primavera, queste sostanze derivanti dall’ambiente esterno sono rappresentate essenzialmente dai pollini. Il temine polline sta ad indicare un complesso di cellule riproduttive maschili (granuli pollinici) di alcune piante, che diffondono nell’aria sospinte dai venti (piante anemofile).

La natura ha dotato queste piante di una cospicua produzione pollinica in quanto gran parte del polline, proprio perché trasportato dal vento, va disperso e solo una minima quantità riesce a raggiungere la parte femminile del fiore e va a fecondare l’ovulo, evento che garantisce la riproduzione della specie. Altre piante esistenti in natura sono dette entomofile (dal greco éntomon = insetto), in quanto dotate di mezzi di attrazione per gli insetti (petali colorati, nettare, o altro). Esse utilizzano come veicolo di propagazione del loro polline gli insetti e gli uccelli ed è importante notare che producono quantità minori di polline, che è più grossolano, pesante e raramente contiene sostanze allergeniche (un esempio di queste piante può essere rappresentato dalla magnolia o dall’oleandro). Non tutte le piante, quindi, hanno caratteristiche tali da indurre allergia; solo alcune famiglie vegetali sono in grado di liberare pollini allergenici; tra queste troviamo al primo posto in Italia le Graminacee (gramigna dei prati, erba mazzolina, e altre) che vegetano nei terreni incolti, lungo le scarpate e ai margini delle strade e che impollinano prevalentemente nel periodo tra marzo e giugno. Un’altra erba fortemente allergenica è la Parietaria (“erba muraiola”), frequente soprattutto nelle zone costiere della Liguria e dell’Italia meridionale. Altre piante altamente allergeniche sono costituite dalle Composite (Artemisia o Assenzio e Ambrosia) i cui pollini si concentrano nell’aria durante la stagione tardo-estiva-autunnale. Tra gli alberi, un forte potere allergenico hanno la Betulla, il Cipresso, l’Olivo, il Frassino, etc.

Esiste una rete di sorveglianza e monitoraggio dell’andamento delle pollinazioni con stazioni di rilevamento sparse su tutto il territorio nazionale che misura la concentrazione in atmosfera dei principali pollini di interesse allergologico, fornendo informazioni utili sia al medico allergologo che al paziente. I granuli pollinici trasportati dal vento si depositano ovunque, anche sulle congiuntive e nelle vie respiratorie di individui esposti, dove entro pochi minuti liberano il proprio contenuto proteico tra cui anche allergeni, scatenando nei soggetti geneticamente predisposti i sintomi tipici della “pollinosi”. La predisposizione genetica di queste persone consiste nella loro capacità di produrre in modo persistente e in quantità aumentate degli anticorpi di classe lgE che sono legati ad alcune cellule del nostro organismo e che in seguito al contatto con l’allergene danno luogo ad una reazione immediata con rapido rilascio di mediatori chimici preformati (tra cui il più noto è l’istamina) e ad una reazione infiammatoria tardiva(“flogosi allergenica”).

Con il temine di pollinosi si intende un complesso di manifestazioni cliniche (nasali, oculari e bronchiali) che si presentano generalmente in primavera in persone divenute specificamente sensibili ai pollini di determinate famiglie di piante. I sintomi nasali sono essenzialmente rappresentati da salve di sternuti, ostruzione nasale che costringe il paziente a respirare attraverso la bocca, secrezione acquosa e prurito nasale e sono quasi sempre associati a sintomi oculari rappresentati da prurito, lacrimazione ed avversione alla luce con sensazione di dolore (fotofobia); i sintomi a carico dell’apparato respiratorio sono la tosse stizzosa e l’asma bronchiale. Possono essere presenti anche sintomi generali come astenia, malessere generale, cefalea (correlata al’ostruzione nasale) e, più raramente, febbre.

La durata dei sintomi si protrae ogni anno per tutto il periodo della fioritura delle piante verso cui i pollini il soggetto è divenuto sensibile con esacerbazioni nelle giornate calde e ventose e con remissioni nelle giornate di abbondante pioggia, che favorisce la caduta al suolo dei granuli pollinici. Gli allergeni responsabili della sintomatologia clinica possono essere individuati mediante l’esecuzione di tests cutanei (prick tests) o attraverso la ricerca nel siero di lgE specifiche verso un determinato allergene. Il prick test si esegue applicando una goccia di estratto allergenico sulla cute dell’avambraccio e pungendo attraverso la goccia gli strati superficiali della cute con una lancetta sterile; in caso di positività si ha un arrossamento della cute (eritema), prurito e un rigonfiamento (pomfo). I risultati di questi test cutanei devono sempre essere interpretati dallo specialista allergologo. La misura preventiva essenziale dovrebbe consistere nella eliminazione dell’esposizione del paziente agli allergeni responsabili ma questo non sempre risulta possibile.

Ai soggetti affetti da pollinosi può essere consigliato il soggiorno in località marine durante il periodo della sintomatologia clinica (il massimo beneficio si ottiene nelle ore in cui il vento spira dal mare, perché convoglia aria priva di pollini). Alle persone con pollinosi da Parietaria può essere consigliato un soggiorno in località montane in quanto questa pianta erbacea non cresce al di sopra dei 1000 metri. Un altro consiglio utile è quello di evitare di compiere, durante il periodo della pollinazione, lunghi viaggi in macchina o in treno con i finestrini aperti, in quanto in tali condizioni la concentrazione dei pollini negli abitacoli dei veicoli raggiunge livelli molto elevati. Inoltre è opportuno evitare l’areazione degli ambienti interni della casa nelle ore di massima concentrazione pollinica nell’atmosfera esterna (le ore più calde). Per quanto riguarda l’ alimentazione, bisogna evitare di assumere ceti tipi di frutta o verdure, perché alcune proteine allergeniche contenute nei pollini sono presenti anche in taluni elementi vegetali e possono determinare spiacevoli conseguenze come prurito o rigonfiamento della lingua e delle labbra (sarà, ovviamente, l’allergologo a suggerire di volta in volta quali alimenti vegetali evitare).

Inoltre potrebbe essere utile, come misura di prevenzione primaria, la ristrutturazione di parchi pubblici con l’ impiego di piante scarsamente allergeniche. Accanto a queste misure di ordine preventivo, il paziente deve essere trattato con farmaci capaci di alleviare i sintomi (antistaminici) e di combattere l’infiammazione cronica (cortisonici per via inalatoria e/o sistemica), ed altri che lo specialista potrà prescrivere. Per incidere sulle ricadute stagionali future bisogna ricorrere alla immunoterapia desensibilizzante specifica (cioè al cosiddetto vaccino), che è in grado di modificare nel tempo la risposta immunitaria della persona allergica. La terapia con il vaccino deve essere iniziata nella stagione dell’anno in cui la concentrazione nell’aria del polline responsabile dei sintomi è più bassa e consiste nella somministrazione per via sottocutanea di dosi crescenti dell’allergene causa dei disturbi; oggi esistono vaccini che possono essere assunti anche per via orale o sublinguale. I risultati migliori si osservano soprattutto nelle forme allergiche stagionali in cui è implicato un solo allergene. 

Dr. Lorenzo Alviggi

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