Dal nido alla scuola superiore

 

I settori istruzione e infanzia della Regione Toscana hanno elaborato il rapporto sui dati dell’infanzia e dell’educazione in Toscana, dal titolo “Dal nido alla scuola superiore: i dati della Toscana a supporto della programmazione educativa territoriale”. Da questa fotografia emerge un sistema scolastico efficiente, caratterizzato da un’offerta ampia e qualificata di servizi in favore della prima infanzia, con un’attenzione agli studenti disabili e con un buon indice di integrazione degli studenti stranieri. Ma, allo stesso tempo, anche con una serie di problemi da affrontare: non soltanto quelli legati alla scarsità di risorse ma soprattutto la piaga della dispersione scolastica. La Toscana è tra le regioni italiane con valori più alti di abbandono prematuro degli studi: 18,6% contro il 18,2% nazionale e un trend non favorevole, soprattutto nell’ultimo periodo. I maschi abbandonano molto di più (23,4%) rispetto alle femmine (13,6%). Anche i cosiddetti NEET, ovvero i giovani che non studiano né lavorano tra i 15-29 rappresentano un altro fenomeno in crescita, in questo caso più diffuso tra le donne che tra gli uomini. Non positivo anche il dato che riguarda gli alunni in ritardo rispetto al regolare percorso di studi: nel 2011 sono quasi 63mila, 15,59% degli iscritti. Anche in questo caso il fenomeno è in aumento negli ultimi cinque anni e riguarda soprattutto le scuole secondarie, specie quelle di II grado. “Il dato sull’abbandono scolastico è indicativo – ha commentato la vicepresidente – perché va integrato con i dati su chi ha scelto il percorso della formazione professionale e di chi si è trasferito in altre regioni. Ma più che il valore assoluto ciò che conta è la tendenza, che purtroppo è in aumento. E’ un segno del crescente disagio sociale e allo stesso tempo ne è la causa. Chi lascia la scuola infatti non manifesta solo un disagio, ma è destinato a viverne anche di peggiori in futuro, perché abbandonando gli studi diventerà poi più difficile entrare nel mondo del lavoro e stare nella società, visto che tra i banchi si sviluppano competenze anche sociali. Anche per questo motivo – ha proseguito – la prima risposta al disagio sociale è proprio la scuola, perché è il luogo privilegiato per aggredirlo” 

Chiara Torrigiani